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Appunti
Su invito della Direzione del
periodico “Charta Minuta”, Franco Cardini ha redatto
l’articolo che segue. Nell’ipotesi in cui la rivista che l’ha
richiesto non possa pubblicarlo o ne pubblichi solo una parte,
l’Autore – fermi restando i diritti della testata, e nel pieno
rispetto di essi - ritiene utile presentarne qui la forma originaria
per sola consultazione, diffidando i lettori dalla riproduzione
e diffusione anche parziale di esso finche non sia avvenuta l’uscita
sulla detta rivista.
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- TURCHIA ED EUROPA –
L’aspirazione della Turchia ad
entrare nell’Unione Europea rientra nel novero degli “impegni in
agenda” che possono anche esser dilazionabili, ma non sono ormai piu
ne eludibili ne reversibili. Si sono al riguardo registrate
resistenze e perplessita di varia origine e di differente
plausibilita: si e anche detto, non senza ragioni ne abbondanza di
riscontri obiettivi, che la prospettiva dell’ingresso della Turchia
in Europa e stata una delle ragioni del “no” plebiscitario francese
e olandese alla Costituzione e del crescere del cosiddetto
euroscetticismo. Non e questa la sede per contestare la troppo
disinvoltamente ripetuta tesi che quel “no” e l’euroscetticismo
siano due aspetti di una stessa volonta antieuropea: basti qui
osservare, prima di passare al nucleo dei problemi che
c’interessano, cha le ragioni del “no” e quelle dei cosiddetti
“euroscettici” non s’identificano tra loro, e che sono
obiettivamente molte e diverse e contrastanti fra loro. Alain de
Benoist, che di tutto puo essere accusato o sospettato ma non di
euroscetticismo, si e detto di recente convinto che alla base del
“no” francese (un po’ meno, forse, di quello olandese) vi siano, e
convivano con altri di segno diverso e magari opposto, anche motivi
ipereuropeisti.
Richiamiamo comunque, in breve, i
cinqueinterrogativi che piu di recente ricorrono, in sisnmtesi, al
riguardo. Primo: puo la Turchia, paese musulmano, appartenere
all’Europa? Secondo: lo scontro militare e religioso storico
tra Europa e Turchia nei secoli XIV-XX puo impedire tale
appartenenza?Terzo: la Turchia di oggi e avviata verso l’Europa?
Quarto, quali sono le forze e gli interessi politici, economici e
strategici che stanno dietro l’istanza d’ammissione della
Turchia all’UE?
E’ insensato il sostenere che la Turchia non possa essere ammessa in
Europa in quanto paese musulmano. Anzitutto, l’Europa e in
maggioranza cristiana, ma non e un “club cristiano”: ormai, si
sta anzi creando un “Islam europeo”, al quale appartengono sia molti
cittadini europei originari di paesi musulmani che pero in tempi
diversi si sono naturalizzati la dove si sono radicati acquistando
lingua, diritti civili e anche, in differente misura, atteggiamenti
mentali, sia molti europei che hanno abbracciato l’Islam come
religione senza che cio impedisca loro di restar a tutti gli
effetti, sotto il profilo civile e culturale, quel che erano da
prima. Inoltre, la serieta e la profondita della scelta europea
della Turchia non puo esser posta in dubbio. Fin dal XVIII secolo
l’impero ottomano favori un forte ingresso di tecnici e di
tecnologie europee al fine di cercar di stare al passo con le
potenze cristiane; governi “filoccidentali” si susseguirono a
Istanbul da gran parte del Sette a tutto l’Ottocento. Occidentaliste
ed europeizzanti furono a partire dalla fine dell’Ottocento tanto le
scelte nazionaliste e progressiste dei Giovani Turchi quanto il
governo autoritario-parlamentare di Mustafa Kemal, con la sua
legislazione laicista ispirata ai codici svizzero ed italiano,
la sua riforma grafico-fonetica che costrinse i turchi a passare
dall’alfabeto arabo a quello latino, le sue interdizioni di
atteggiamenti religiosi nella vita pubblica, il suo obbligo di
traduzione del Corano in turco. Molte delle riforme kemaliste
verrebbero oggi giudicate, in realta, troppo laicistiche ed
autoritarie per venir ammesse in sistemi politici piu attenti e
rispettosi dei diritti civili: in questo senso, paradossalmente, per
adeguardi agli attuali parametri di convivenza europea la Turchia
dovrebbe “reislamizzarsi” un po’ di piu.
Un’esclusione della Turchia
dall’Europa nel nome della storia del passato non recente
e della geografia e altrettanto poco plausibile. Tra XV e XVIII
secolo la guerra fra la Turchia e molti paesi europei e stata quasi
incessante, e vero: il che tuttavia non toglieva che proprio quelle
potenze europee – l’impero, il regno di Spagna, Venezia – fossero
poi quelle che avevano sviluppato rapporti diplomatici, economici e
commerciali piu stretti con il sultanato (a parte la Francia,
che della sua posizione privilegiata presso la Sublime Porta si
serviva proprio nell’ambito della sua politica di potenza europea e
mediterranea, in funzione antimperiale e antispagnola). Peraltro, la
“partita di giro” guerriera in Mediterraneo (che comprendeva anche
l’attivita corsara dei barbareschi da parte musulmana, delle
marinerie dei Cavalieri di Rodi-Malta e di Santo Stefano da parte
cristiana) aveva sviluppato – come hanno dimostrato fra gli altri
Bartolome Bennassar, Lucietta Scaraffia, Salvatore Bono ed altri -
un ampio mondo “marginale” ma non secondario, nel quale si
accampavano rinnegati, doppiogiochisti, prigionieri fuggiaschi e
spie, tutti coautori nel grande dramma
strategico-diplomatico-commerciale che si stava giocando sulle rive
e nelle isole del Mare Nostro. In questo dramma e entrato fra 1575 e
1580, come attore – soldato, prigioniero fuggiasco, infine
riscattato – anche uno dei piu grandi spiriti dell’Europa cristiana,
Miguel de Cervantes. A onta di crociate e di jihad, quella
fra turchi e cristiani europei non fu mai una “guerra di religione”:
e infatti – con l’eccezione di casi gravi ma circoscritti, come il
massacro dei musulmani e degli ebrei da parte dei crociati a
Gerusalemme nel 1099 o quello di Otranto da parte di una flotta
turca dall’altra, raramente gli sconfitti venivano posti dinanzi
alla scelta tra la conversione e la condanna a morte, che peraltro
nessun sacerdote cristiano e nessun imam sarebbero stati
disposti a legittimare sul piano teologico.
Se si dovesse assegnare del resto per assurdo un ruolo qualsiasi, nel
processo d’integrazione europea, al peso delle inimicizie passate,
l’Unione Europea non sarebbe neppure mai nata: tanto forti e pesanti
sono state le inimicizie tra francesi e tedeschi, francesi e
inglesi, inglesi e spagnoli, spagnoli e francesi, spagnoli e
portoghesi, inglesi e tedeschi, polacchi e tedeschi, polacchi
e russi, per non parlar di quelle religiose tra cattolici e
protestanti, che si sono odiati fra Cinque e Seicento con intensita
ben maggiore di quanto non si siano mai odiati cristiani e
musulmani. L’impero turco ottomano ha duramente combattuto, e
vero, alcune potenze europee nel Mediterraneo e nei Balcani fra XIV
e XVIII secolo, ma non certo con lo scopo di convertirle
all’Islam. Inoltre, se esso ha contrastato a piu riprese la Spagna,
la repubblica di Venezia, il granducato di Toscana, il regno
di Sicilia e l’impero romano-germanico, e quasi sempre stato in
cambio alleato della Francia e sovente anche dell’Inghilterra,
potenze non meno cristiane delle prime; cosi come i paesi piu
coinvolti nella guerra alla Turchia hanno spesso cercato l’alleanza
di una potenza musulmana ad essa ostile, la Persia. Tra XIV e XVIII
secolo ci sono state guerre euro-turche e crociate; ma non una
“guerra di religione” fra europei in quanto cristiani e turchi in
quanto musulmani. Che poi entrambi usassero la fede come vessillo in
battaglia, e del tutto normale, specie in tempi nei quali si
sacralizzava ogni atto della vita (quindi, a maggior ragione, la
guerra) e nei quali le guerre, anche quando non erano “di
religione”, si combattevano comunque tra persone “religiose”, che
ponevano la fede al centro di tutto. Ne vale chiamare in
causa pagine orribili, come il massacro di Otranto del 1480:
oggi sappiamo bene che l’assalto turco alle coste pugliesi in
quell’anno fu patrocinato e sollecitato da Venezia e da Firenze, in
guerra contro il papa e il re di Napoli.
Per puro dovere d’inventario
registriamo l’osservazione secondo la quale la Turchia non dovrebbe
entrar in Europa perche sta geograficamente “fuori” da quello che,
dopo Erodoto, e considerato il continente europeo. La nozione di
continente e i rispettivi confini sono cose talmente convenzionali
da una parte, talmente collegate con strutture culturali soggettive
e relative dall’altra, che sono piu volte variate nella storia: cio
rende vana qualunque proposta fondata su ragioni del genere.
Quanto ai confini d’Europa, esiste del resto dal Trecento una
“Turchia europea” (la regione storica della Tracia); e, se la
geografia medievale poneva al Bosforo i confini d’Europa, Erodoto
per la verita li aveva indicati nel Caucaso. A parte che, poi,
l’Unione Europea ha gia in se paesi geograficamente fuori dal suo
ambito continentale: la Guiana francese, le isole di Reunion.
Rispetto a quanto abbiamo fin qui
detto, e ovvio che i motivi addotti pro o contra da
politici italiani ed europei appaiano alquanto deboli e pretestuosi.
Se la Turchia entra nell’Unione Europea, e la fine dell’Europa, ha
sentenziato Giscard d’Estaing: e porprio non si capisce perche Se la
Turchia entra in Europa, la liberazione di Vienna dall’assedio turco
nel 1683 sara stata vana, ha affermato un commissario europeo, Fritz
Bolkenstein (che, detto fra parentesi, e il “padre” dell’infausta
“direttiva Bolkenstein” che istituisce l’inaccettabile principio
dell’adozione del parametro del paese d’origine nella retribuzione
dei salariati delle imprese: un parametro che crea un’autentica
ingiustizia retributiva e che e stato uno dei piu citati come causa
del “no” alla Costituzione europea, che non l’ha sconfessato).
L’ingresso della Turchia in Europa e un crimine contro la nostra
storia, ha proclamato il ministro leghista Calderoli, che
dell’istorie d’Europa e intenditor preclaro.
Contra,
l’esplicita opinione di Berlusconi, di Fini e perfino – cosa molto
interessante – dei teocons nostrani, a cominciar da Gianni
Baget Bozzo o da Massimo Introvigne, che ormai da tempo vanno
distinguendo tra un Islam che hanno sempre dichiarato di temere o di
disprezzare e un in apparenza non chiaro “Islam moderato” del
quale la Turchia sarebbe campione: e che non e, intendiamoci,
l’Islam ragionevole, liberale e fedele alle istituzioni francesi di
Dalil Boubaker, rettore della Grande Moschea di Parigi (un Islam al
quale anche personaggi come Tarik Ramadan hanno fornito il loro
appoggio), bensi quello che ormai da almeno quattro anni il governo
americano impegnato nella “normalizzazione” del Vicino e del Medio
Oriente sta pazientemente creando con l’aiuto di accorti
collaborazionisti e ch’e funzionale agli interessi
statunitensi: quello che ormai i Bernard Lewis e i Michael Novak
fanno di tutto per legittimare.
Dal canto mio, sono comunque
d’accordo con Berlusconi, Baget Bozzo e Introvigne, per quanto i
miei intenti siano diametralmente opposti ai loro: anzi, proprio per
questo. Il punto centrale su cui decidere e l’amicizia privilegiata
della Turchia con gli Stati Uniti d’America, i quali – come
provano i capi della Costituzione relativi al rapporto tra NATO e
sistema difensivo europeo, che subordinano questo a quella e che
sono stati anch’essi fra le principali ragioni del “no” francese -
che stanno ostacolando con ogni mezzo (com’e dal loro punto di vista
ovvio) lo sviluppo d’un’Europa da loro indipendente in campo
diplomatico e militare: Finche la Turchia si mantiene fedele
gregaria della superpotenza sotto il profilo militare, anziche
orientarsi lealmente verso un’Europa decisa a conseguire
appunto sotto tale profilo l’indipendenza, credo sia bene tenerla
“in quarantena” rispetto all’accesso all’Unione. Ma negli ultimi
mesi qualcosa ha dato segno di star lentamente cambiando, specie da
quando – a causa del rapporto fra Stati Uniti e curdi irakeni – la
luna di miele tra Washington e Ankara non e piu dolce come una
volta. Una Turchia lealmente “europea” sarebbe fondamentale,
considerando anche che esistono interessanti segnali relativi alla
rinascita d’un’attenzione verso la repubblica turca da parte dei
paesi turcomongoli dell’Asia centrale. Un rapporto piu stretto fra
una Turchia che sviluppasse queste nuove componenti della politica
centroasiatica (gia esistenti fino dall’inizio del XX secolo, ad
esempio con il panturchismo di Enver Bey) e l’Europa, consentirebbe
a quest’ultima di far ingresso nel nuovo Great Game attualmente in corso in Asia centrale fra USA, Russia e Cina.
Last, but not least, c’e la questione dei diritti
umani e quella dell’economia: ma in entrambi questi campi la
repubblica turca va dimostrando una ferma volonta di adeguarsi ai
parametri propostile dall’UE e al “modello sociale” europeo.
Ci vorranno comunque alcuni anni
prima che questo lento processo di adeguamento e di convergenza si
compia. La strada e quella giusta: ma, a mio avviso, la Turchia deve
decidere a quale Europa preferisce appartenere: se a un continente
che abbia finalmente trovato la strada per la sua piena autonomia, o
a un “Occidente” eurostatunitense egemonizzato da Washington. Il
problema, d’altronde, non e in primissima istanza turco, bensi
proprio nostro, di noialtri europei. La necessaria
ridefinizione del processo di costruzione del nostro Grossvaterland dopo l’alt franco-olandese di maggio-giugno 2005
fornira anche alla Turchia la domanda corretta alla quale essa dovra
rispondere. Il problema, difatti, non e solo quale Turchia noi dovremo accogliere tra noi, ma anche in quale Europa essa dovra entrare.
Franco Cardini
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