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Appunti
per Eco di Bergamo, 19.8.2005.
IL PAPA A COLONIA E IL TAPPETO DELLA STORIA
I persiani annodano tappeti “da sempre”: cioe da almeno
duemilacinquecento anni, ma forse anche da prima. I magi
erano probabilmente davvero dei sacerdoti mazdei, cioe
degli adepti della religione fondata nella prima meta del
I millennio a.C. dal profeta Zarathustra. Quello
trasfigurato dalla poesia filosofica di Nietzsche e dalla
possente musica di Strauss. Quello che, cosi trafigurato,
ispiro Adolf Hitler.
Un vecchio proverbio persiano dice che la storia – quella
del genere umano e quella di ciascuno di noi – e come un
tappeto: noi ne vediamo i disegni e i colori, ma non ne
comprendiamo appieno il senso. I persiani dicono che esso
ci sara rivelato solo quando il Grande Tessitore ci
prendera per mano e ci condurra a contemplare l’altra
parte del tappeto, dove potremo comprendere la logica
delle fibre sapientemente annodate. Allora capiremo,
allora sapremo.
Colonia e il cuore profondo della Germania e dell’Europa
cattoliche. Il suo duomo, iniziato nel Duecento, fu
terminato solo sei secoli piu tardi: poi, misteriosamente,
varco indenne l’oceano di fuoco della seconda guerra
mondiale. Colonia e una delle citta tedesche piu
martoriate dal tremendo conflitto.
Nove secoli fa, a Colonia, il primo ministro di Federico
Barbarossa – uno degli eroi storici preferiti da Wagner; e
da Hitler - reco le reliquie dei magi strappate alla
ribelle Milano. Colonia era stata una delel citta che
aveva assistito, nella primavera del 1096, ai massacri
degli ebrei perpetrati dai pellegrini che, tre anni piu
tardi, avrebbero conquistato armi in pugno Gerusalemme
massacrandovi ebrei e musulmani. Nel 1938, dopo la
Kristallennacht, bande di teppisti nazisti distrussero
sotto gli occhi della polizia del Terzo Reich – che rimase
a guardare – la sinagoga di Colonia, la piu antica e
venerabile dell’intera Germania.
Ieri, nella distrutta Colonia e tornato un vecchio soldato
del Terzo Reich, che sessant’anni fa compiva fedelmente il
suo dovere difendendo al sua patria invasa dal nemico.
Ieri, la ricostruita sinagoga di Colonia ha accolto
fraternamente un vecchio ex ragazzo della Hilterjugend: e
senza dubbio, magari per un istante, tornando a Colonia ed
entrando nel tempio ebraico fra i canti e gli applausi, il
Santo Padre ha ripensato alle rovine di sessant’anni fa,
al fumo e alle grida di paura e di dolore; e a qualche
anno prima, all’oeano immenso e rosso del delirio, alla
sua camicia bruna di ragazzo, alla svastica ricamata sul
suo petto di graduato dell’artiglieria contraerea.
Ricordiamolo adesso, com’e giusto e opportuno fare, questo
passato di Joseph Ratzinger che qualche giornale ha
stupidamente rievocato per farsene arma d’una polemica
assuirda e strumentale. La tragedia dell’infanzia e
dell’adolescenza del giovanissimo Joseph ci riguarda
tutti: e la nostra, di cristiani, d’europei, di esseri
umani. Davvero la storia e un mirabile e terribile
tappeto, da contemplare con timore e tremore. In questo
senso tutta la storia del mondo e Storia Sacra, storia
della caduta e della Redenzione che si puo certo studiare
e interpretare criticamente: ma alla quale si deve guardar
anzitutto con sincera e profonda pietas.
Parlando da cristiano ad ebrei, da tedesco ad altri
tedeschi, papa Benedetto XVI era ben cosciente del peso
della storia, di quella di tutti noi: e lo erano i suoi
ascoltatori. Non si e trattato solo di scuse, che non
bastano e non basteranno mai. Il punto centrale e profondo
era e resta il ribadire e riannodare il legame stretto e
profondo tra tutti i fedeli del Dio di Abramo e di Mose,
il Dio della Creazione e della Redenzione: se si
tagliassero le sue radici giudaiche, il cristianesimo non
avrebbe piu senso.
Ma il Dio di Abramo, di Mose e di Gesu e anche quello del
profeta Muhammad. Lo sa bene il Santo Padre visitando,
immediatamente dopo la sinagoga, anche la moschea dei
musulmani di Colonia. Le due visite, consecutive e
strettamente connesse, rivestono un significato di
straordinaria intensita: qualunque cosa sia accaduta e
possa accadere, i fedeli del monoteismo uscito dal patto
tra Dio e il Patriarca Abramo non possono mai dimenticare
la loro fraterna affinita. E appoggiarsi ad essa per
risolvere, insieme, quei problemi che oggi sembrano
attanagliare il mondo e attirarlo nel baratro d’una guerra
dal volto nuovo e ancor piu terribile.
Perche ci sono delle nubi, nel cielo sopra Colonia. E non
sono solo quelle del passato, della Shoah e della guerra.
Ieri, in sinagoga, certo aleggiava a disegnare un’ombra
non tanto la memoria della persecuzione quanto la realta
d’oggi, che vede Chiesa cattolica e Vaticano impegnati su
una linea politica e umanitaria diversa e per molti versi
lontana da quelle dello stato d’Israele e dell’ebraismo
della diaspora. Oggi, nella moschea, l’ombra e invece
quella d’un terrorismo che si veste di fede coranica e
che insegna l’odio per il cristianesimo avvertito come il
centro profondo dell’oppressione “occidentale”. Il dramma
di papa Ratzinger, e il nostro di cristiani europei, e il
sentirci stretti tra il fanatismo musulmano che accusa la
fede di Cristo di essere stata all’origine della violenza
e dell’ingiustizia subite dal resto del mondo, e il
fanatismo laicista che disconosce la storia e nega
l’evidenza proibendo all’Europa di riconoscere formalmente
le sue radici cristiane.
Nella citta dei magi e di sant’Orsola, dove sembra quasi
che quelle radici affiorino e siano visibili a occhio
nudo, papa Ratzinger ha senza dubbio pregato anche per la
nostra comune patria, l’Europa: ch’e anche la patria degli
ebrei che ieri lo ascoltavano in sinagoga, che forse
domani lo sara di tanti musulmani turchi convenuti oggi a
salutarlo nella moschea. Era stata anche la passione per
la patria europea a indurre Giovanni Paolo II, che
energicamente la condivideva, a scegliere questa citta
meravigliosa, questo cuore profondo d’Europa, a sede del
suo incontro con i giovani di tutto il mondo. Benedetto
XVI ne ha proseguito il disegno e la volonta. A Colonia e
stato gettato un seme: nella cattedrale, nell'antica e
rinnovata sinagoga, nella nuova moschea. Se permetteremo a
questo seme di vivere e di fruttificare, saremo tutti
salvi.
Franco Cardini
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