 |
 |

Appunti
LA
SUPERIORITA’ DELL’OCCIDENTE E IL PRINCIPIO DI RECIPROCITA’
Sta
avendo in questi giorni grande eco sui mezzi massmediali,
e sta facendo il giro dei siti informatici, un documento
partito il 23 febbraio scorso dalla Presidenza del Senato
e che reca la firma di molti tra ministri e parlamentari
nonche di alcuni intellettuali e uomini di cultura. Tale
documento, in termini per la verita piuttosto brevi e
sintetici, costituisce una chiamata a raccolta per la
difesa dei valori della civilta occidentale contro
l’assalto del fondamentalismo islamico e insiste su due
concetti: il carattere universale dei valori elaborati nei
secoli dall’Occidente e la necessita del reciproco
rispetto fra le culture come premessa al dialogo e quindi
l’instaurarsi di un vero rapporto di reciprocita tra esse,
in particolare tra mondo occidentale e mondo musulmano.
Era prevedibile che, nel clima elettorale nel quale siamo
ormai immersi, questo documento avesse come effetto lo
scatenarsi di nuove polemiche: e, dal momento ch’esso
proviene da un ambito del centrodestra, era ovvio che
ricevesse critiche durissime dal centrosinistra.
Non e detto tuttavia che quanto e ovvio e prevedibile sia
anche giusto. Se le circostanze della vita politica
italiana odierna non fossero condizionate dal voto ormai
prossimo, gli argomenti toccati da quel documento
dovrebbero esser forse oggetto di una piu serena e pacata
discussione: ed emergerebbe allora chiaro il loro
carattere “trasversale”, in grado di suscitar consensi e
di provocar dissensi nell’una non meno che nell’altra
parte dello schieramento.
E’ quindi obiettivamente un peccato che su una tematica
come quella della definizione della civilta occidentale,
del suo rapporto con le altre, della apri dignita di tutte
le culture e tuttavia della “specificita” e se si vuole
dell’ “eccellenza” della nostra non si possa impiantare
una discussione serene e spregiudicata.
Appare anzitutto necessario, difatti, circoscrivere i
caratteri della cosiddetta “civilta occidentale”,
specificarli e discuterli con chiarezza. Il documento
sembra rifarsi a un’accezione “assoluta” e quasi
metafisica, o quanto meno atemporale, del concetto di
“Occidente”: esso e viceversa mutato piu volte di
significato e di contenuto dall’antichita ad oggi, e in
particolare dalla fine della prima guerra mondiale –
allorche Oswald Spengler poteva parlare di un “tramonto
dell’occidente” ad ora. L’Occidente contemporaneo e senza
dubbio “diritti dell’uomo”, ma anche “volonta di potenza”,
sete di predominio, primato dell’economia e della tecnica,
mondo dell’opulenza contrapposto a un altro,
demograficamente maggioritario, dominato dalla poverta e
dall’ingiustizia. Finora l’Occidente non e riuscito a
“esportare” – a parte la democrazia formale – ne la
liberta, ne l’uguaglianza. i difensori ad oltranza
dell’Occidente debbono spiegarci se vogliono compierne la
missione civilizzatrice o limitarsi a difenderne i
privilegi.
Il documento si riferisce inoltre a un’espressione del
cardinal Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, secondo il
quale “l’Occidente di oggi non ama piu se stesso”, per
sottolineare come eccessive e ideologicamente interessate
siano le critiche che all’Occidente provengono da parte di
molti occidentali stessi, i quali accusano la nostra
civilta di aver fondato nell’arco di mezzo millennio,
dalle grandi scoperte e conquiste oceaniche del
cinquecento ad oggi, un mondo fondato sulla volonta di
potenza e sulla spoliazione colonialista. In realta, pero,
il pontefice sembra aver piuttosto richiamato al disamore
spirituale dell’Occidente per se stesso: un male ben piu
profondo, che si e avviato con l’inizio del processo di
“laicizzazione” inaugurato con la riforma protestante e
culminato nell’agnosticismo illuministico e nella
distruzione delle tradizioni nel nome dell’incalzante
individualismo. Il documento parlamentare invece,
mostrando di ritenere che le conquiste fondamentali della
civilta occidentale siano appunto l’individualismo, la
democrazia rappresentativa di tipo liberale, i “diritti
dell’uomo” e le libere leggi del mercato, sembra forzare
strumentalmente il pensiero del pontefice e attribuire a
quest’ultimo una critica rivolta contro chiunque ritenga
tali valori discutibili o insufficienti: il che e
contraddittorio, dal momento che essi sono appunto, in
maggiore o minor misura, frutto di quell’individualismo e
di quel relativismo morale che e sempre stato duramente
condannato da Benedetto XVI, sulla scia di Giovanni Paolo
II.
Il documento parlamentare invita inoltre le civilta
differenti da quella occidentale al confronto su una base
paritaria, sostenendo pero che esso e impossibile se esse
non accetteranno pienamente i presupposti di “liberta” e
di “democrazia” quali l’Occidente li intende, i quali
sarebbero “universali”. Appare al riguardo stranamente e
palesemente contraddittorio parlare da una parte di parita
e di reciproco rispetto, e dall’altra rivendicar al solo
Occidente il diritto di elaborare e di stabilire concetti
“universali”, vale a dire di ergersi ad arbitro unico
della loro universalita. E’ evidente che, impostata cosi,
la questione appare viziata dal presupposto
dell’affermazione innegoziabile d’una superiorita
dell’Occidente, il che trancia alla radice qualunque
possibile discorso fondato sulla reciprocita.
La quale peraltro appare a sua volta in se e per se
contraddittoria, in quanto improponibile in via di
principio e inattuabile in via di diritto.
In via di principio, difatti, i fondamenti delle nostre
convinzioni non possono essere ne messi in discussione, ne
tantomeno influenzati da usi o scelte altrui: se noi
crediamo fermamente nella liberta di culto e nella
tolleranza, ad esempio, tale fede non puo esser messa in
dubbio, ne le pratiche giuridiche e civili che ne
dipendono venir poste in discussione dall’esistenza di
pratiche differenti da parte di altri nei nostri
confronti. In altri termini, se e nostra convinzione nel
nome del principio di tolleranza che i musulmani possano
presso di noi pregare liberamente, diventa irrilevante che
essi permettano o meno di farlo a noi in casa loro. Non
possiamo piegare ne la nostra libera scelta ne le nostre
coscienze dinanzi al ricatto dell’ illiberalita e
dell’intolleranza altrui.
In via di diritto, non v’e chi non sappia che la
reciprocita vale solo in presenza di soggetti e di oggetti
del tutto analoghi. E’ ora improponibile domandare la
“reciprocita” tra soggetti eterogenei: e assurdo, ad
esempio, che gli italiani – cittadini di uno stato laico,
che non ha per fortuna giurisdizione sui luoghi di culto
escluso per l’aspetto strettamente civile – pretendano di
subordinare sul loro territorio nazionale la liberta di
culto dei musulmani (cioe degli appartenenti a una fede
religiosa, qualunque sia la loro origine e il loro status
sociale) a una “reciprocita” che semmai dovrebbero essere
i singoli stati a concedere. E’ gia problematico
immaginare che la repubblica italiana chieda al governo
saudita di aprire delle chiese cattoliche (che come tali
nulla hanno a che fare con la repubblica italiana stessa)
sul suo suolo a fronte del permesso di aprire delle
moschee; ed e assurdo che si neghi comunque a fedeli
turchi, o tunisini, o egiziani (cittadini di paesi nei
quali le chiese cristiane esistono e sono aperte al culto,
sia pur soggetto a certe norme) il permesso ad aprir delle
moschee, con la scusa che in Arabia saudita o nel Qatar il
culto cristiano non e consentito.
Infine, il documento parlamentare manifesta l’intenzione
di lottare contro il pericolo dello “scontro di civilta” e
di opporsi quindi al “fondamentalismo islamico”, che lo
desidererebbe. ma, dal conteso di tale documento, si
riceve l’impressione che l’intero mondo islamico venga
direttamente o indirettamente appiattito sulla misura del
fondamentalismo stesso. Si consegue con cio l’ultima ed
estrema contraddizione di quelle pagine: esse paiono finir
con il recar un contributo a quel che dicono appunto di
voler sventare, appunto lo “scontro di civilta”.
Non erano certo tali le intenzioni degli estensori del
documento parlamentare. Cosi com’e, esso appare comunque
un tendenzioso manifesto sulla superiorita dell’Occidente
e un invito allo “scontro di civilta”. C’e un solo mezzo
per annullare questo contraddittorio e deleterio effetto.
Ritirare il documento e riscriverlo con maggior attenzione
e con un po’ piu d’impegno.
Franco Cardini
|
 |